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Full text of "Pio IX e i suoi sudditi / discorso di Alessandro Baldini."

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DI 



ALESSANDRO BALDINI 




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BOLOGNA 
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1847. 



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io La ringrazio strettamente del prezioso dono 
che mi ha fatto mandandomi il suo Discorso. 
Esso è un capolavoro ; e glie Io dico con tutta 
sincerità , perchè io non adulo nessuno. 

Non credo che si possa far meglio nel genere 
di quelle composizioni che mirano alla civile 
instruzione del popolo. Fior di sapienza pratica 5 
nobiltà e aggiustatezza di concetti , riserva e 
delicatezza opportuna , brevità sugosa , sobrietà 
ed eleganza di stile, lucida e diritta collocazione 
delle idee, sono i pregi delle pagine da Lei 
dettate -, nelle quali io trovo un solo difetto 
cioè quello che Ella dice di me : ma se io non 



posso accettar la lode , ben Le sono gratissimo 
della benevolenza. la mi rallegro adunque con 
esso Lei di un saggio così fortunato del suo 
ingegno; e per quel poco che possono le naie 
parole , La conforto a continuare nelP impresa , 
giovando all' Italia colla sua penna : perchè in 
cotesta colluvie di scritti che inondano la Penisola, 
i buoni sono pochi ; e il suo è senza alcun dubbio 
uno dei primi di questi pochi. 

Se io posso ubbidirla in Parigi , dove sarò 
fra due o tre settimane, mi comandi; e avendomi 
fatto dono del suo affetto, me lo conservi , assi- 
curandosi che quanto meno io lo merito, tanto 
più studierommi di contraccambiarglielo con ri- 
conoscenza ed amore. 

Mi creda 

Di Losanna 17 Maggio 1847 



Suo Dev. Servitore 

v. Gioitemi 



(yfv) (^) (^rtD (?vd CmÌ) (>fé) Gfè) GfQ &vr) C&Q && (yf& (o\& (?&) QvV C&v) ^C 



S) 




JL azione riformatrice di una società per isvolgersi e per- 
fezionarsi ha d'uopo del concorso simultaneo ed armonico 
dei due elementi che la costituiscono, cioè del principe e 
del popolo. Qualunque forza per estrinsecarsi dà moto ad 
altre forze da lei dipendenti , dalle quali sebbene si distin- 
gua, ne è però così unita, che senza di quelle cesserebbe 
di essere attuale e sensibile, restringendosi nei puri limiti 
della potenzialità. L'azione del principe adunque sarà effi- 
cace, se verrà dal popolo accolta, intesa, e sostenuta; 
cioè se il popolo simpatizzerà col principe, se entrerà nei 
suoi disegni , e se ne persuaderà a modo da sostenerlo an- 
che col sangue. Questi princìpi si debbono applicare alla 
condizione dello Stato Pontificio , in cui il Monarca sa- 
pientissimo mette opera alla sua rigenerazione, e ci con- 
duce a trattare un argomento non per anche svolto. L'in- 
telletto di lui è perspicace , la sua volontà ferma e risolu- 
ta, la materia, su cui deve esercitarsi, vasta, intricata, 
dissonante per eterogeneità di princìpi , ritrosa per dissue- 
tudine di dipendenza. Se tutte singole le volontà si unifi- 
cassero a quella sapiente e forte del Pontefice , ognun vede 



)(6)( 

che la grande opera sarebbe di facile conseguimento ; ma 
la esistenza di elementi regressivi , i pregiudizi di educa- 
zione, e tutti quei mali che sono effetto di una società 
non bene politicamente costituita ed oscillante , si oppon- 
gono alla sua esecuzione , o ne ritardano e indeboliscono 
il necessario sviluppo. È d' uopo che tali ostacoli siano 
profondamente studiati , o per torli affatto se si può , o 
per impedir i loro malefici influssi. Le ricerche a ciò op- 
portune formeranno l'argomento di questo Discorso, il 
quale se non corrisponderà alle esigenze del soggetto , sarà 
tale almeno da mostrarne la importanza, o darà occasione 
ad altri di convenientemetfte trattarlo. 

I popoli dello Stato Pontificio , uscisti testé dagli odi 
di parte e dagli orrori delle ribellióni , sono ora indiriz- 
zati per opera portentosa a percorrere una via di felicità 
sociale. Ai movimenti tumultuari, alle sedizioni che tene- 
vano paurosi gli spinti dei buoni cittadini, è succeduta 
una calma ed una sommissione ammirabile , frutto dell' a- 
zione potentissima del Pontefice , che nella confidenza e 
nell'amore de' suoi li prepara a conseguire i grandi beni 
sperati. Ma le sue buone itftetffcfotri non potranno fruttare 
durevolmente, se i sudditi non siano preparati a secon- 
darle e a sostenerle. Non vi può essere poi nessun miglior 
tempo di questo per agire vantaggiosamente sulle masse, 
piene di entusiasmo e di amore. Le vie del cuore sono 
aperte: per esse si parla potentemente agli animi, e si 
stabiliscono forti e durevoli convinzioni. A conseguire però 
il fine che ci proponiamo è d'uopo analizzare le cause 
produttrici delle calamità che ci hanno afflitti fin qui, mo- 
strare le condizioni attuali morali e politiche del popolo, 
le opinioni che lo agitano, e stabilire i mezzi di utile di- 
rezione del medesimo. 

Siccome ogni corpo fisico ha bisogno che gli elementi 
che lo costituiscono siano fra loro in equa proporzione di 



)( 7 )( 

forze , così la monarchia è d' uopo abbia gli elementi suoi 
iti un giusto equilibrio di potenza. Questo mancava allo 
Stato nostro prima della Rivoluzione Francese , in cui la 
classe aristocratica, avanzo del Feudalismo del medio evo, 
gravava talmente sulle classi del popolo, da far loro sen- 
tire tutto il peso di un dominio intollerabile. Essa esten- 
deva tant' oltre la sua preponderanza, che i popoli langui- 
vano in una povertà intellettuale e morale , resi istrumento 
della altrui avarizia e perfìdia. Il commercio ristagnava 
per difetto di equa divisione di avere: il Pontefice eserci- 
tava appena una potenza indiretta su questi paesi ; poiché 
alcuni suoi rappresentanti avevano diritti estesissimi ed ar- 
bitrari, ed amministravano la pubblica giustizia a capric- 
cio, e generalmente secondo il volere dei più ricchi. Il 
popolo era gravato; ma l'abitudine di obbedire, non per 
amore ma per timore, lo aveva reso alieno da desideri e 
da mire politiche. I più degli aristocrati ne approfittava- 
no usando sfrenate libertà di costumi ; cosicché non furono 
visti signori né più turpi, né più oziosi di quelli. Scop- 
piata la Rivoluzione Francese, e portate quelle mutazioni 
di stato fra noi che ognuno conosce, coir innovato Gover- 
no se non si cambiarono subito nelle masse le opinioni , 
se ne gittarono tali semi , che dovevano un giorno propa- 
garsi ed estendersi. E già le idee di libertà si dilatavano, 
e il popolo fatto istruito dei suoi diritti si riscoteva : 1' a- 
ristocrazia scemava ogni giorno di credito , e addiveniva 
impotente ad arrestare la tempesta contro lei preparata, 
poiché spenta la dipendenza, frutto dell'ignoranza e ab- 
brutimento dei soggetti, non le restava che ignominia e 
disdoro. Il predominio delle classi infime si contenne sotto 
il braccio forte del Regno Italico , che represse le tendenze 
democratiche molto pronuziate della Repubblica; ma l'an- 
tica barriera era stata aperta, e solo che ne mancasse il 
presidio, addiverrebbe preda degli assalitori. 



)'( 8 )( 

Caduto Napoleone , il Papa rientrava in dominio dei 
suoi Stati , sprovvisto di armi materiali , avendo fiducia che 
le parole e l'esempio degli Ecclesiastici , a' quali confidava 
la somma delle cose, avessero potuto ricondurre i suoi 
popoli alla fede dell'antico Signore. E sebbene gran parte 
di questi si fosse mantenuta affezionala al Papa per amore 
della religione, e per odio al nome francese, nondimeno 
i più caldi partigiani del governo secolare abborrivano dal 
ripristinare un ordine di reggimento che dicevasi non con- 
sonare colle idee del tempo. GM apologisti bielle massime 
allora dominanti, reliquia della filosofia volteriana , trova- 
vano ovunque proseliti. Dall' innalzamento dei clero nulla 
avvantaggiava il Governo, poiché una casta protetta oltre 
misura costringe le altre a languire dalla debita attività; 
e la classe secolaresca , distinta per patriziato e per inge- 
gno, tenendosi estranea dal Governo, parte anneghittiva, 
e parte ostentava alla plebe i suoi diritti per ritrovare in 
lei quel favore che dal Principe l'era negalo. Tanto più 
aumentavasi l'avversione all'influenza sacerdotale, quanto 
questa meno rispondeva al sub ministero. Ed in vero, dei 
sacerdoti, tranne alcuni pochi, cui l'altezza dell'intelletto 
e la bontà dell'animo toglievano dalla comune schiera, 
nessuno adoperavasi di rientrare nella stima de' suoi av- 
versari. Molti di essi , sebbene eccellenti ed esemplari per 
religiose virtù, la natura degli studi affatto diversi dalla 
conoscenza dei mondani negozi, l'abito di avversione pei 
novatori, cagionato non tanto dalla loro perversità, quan- 
to dalla partecipazione alle idee e alle opinioni della casta 
a cui appartenevano, e le esorbitanze loro, facevano del 
tutto alieni dal comunicare con essi, e dal tentare qua- 
lunque maniera di fratellevole composizione. Che se la 
bontà di questi ministri non bastava a riunire gli animi 
alla S. Sede , ciascuno può immaginarsi che cosa facessero 
in questi ultimi tempi pochi altri privi di sapere, estranei 



)(9)( 

dall'esercizio di sacerdotali virtù, animati da falso zelo, 
fomentatori di discordie, legittimati siccome a difesa del 
Pontefice, partecipi di tutte le esagerazioni di parte, di- 
mentichi del loro ufficio di pace © di moderazione. Dì co- 
storo non mancavano seguaci per uniformità di sentenza e 
di costume. Quindi s'insinuava, se non colle parole certo 
colle opere , ogni faziosa azione vanire santificata dal fine , 
potersi sfogare gli odi individuali sotto il vessillo della 
religione o del trono. Per un sacerdozio, o non influente, 
ovvero troppo influente, creavansi due opposte fazioni, 
che si laceravano a vicenda con perdizione della pubblica 
felicità. 

E si giunse a tale , che agli onesti e probi cittadini sot- 
to l' inquisizione dei due partiti la condizione sociale addi- 
veniva ogni dì più pericolosa. Quindi neir amministrare le 
pubbliche magistrature timidi e paurosi, non sicuri del be- 
neplacito del Governo e del favore di novatori; perdutala 
reciproca confidenza; preclusa la via a liberamente agire, il 
reggimento economico malmenato, le città senza direzione , 
in preda alla pubblica immoralità. Intanto il commercio, 
di cui base principale è il credito, languire diminuendo. 
In sì fatto scompiglio di cose, privo sempre di forza ma- 
teriale , ed inefficacemente usati i mezzi morali , porsi il 
Governo in braccio alle polizie, i componimenti delle qua- 
li, ove ribollono i partiti, riducono a causa propria la 
causa del Principe; di mala fede, ignoranti, fanatici, o 
mantenere inquiete le popolazioni per ostentare l'utilità 
dei loro servigi , o incapaci di arrestare i disordini , pre- 
tendere di sedarli con immoderata ed eccessiva repressione : 
cosicché lo Stato o per perfìdia o per inopportuno zelo 
de' suoi , sempre tradito. Lo scomposto regime fece temere 
effetti più spaventevoli. I partiti ognor più accesi : da nes- 
sun lato moderazione. I conservatori eccedevano ; ancora i 
novatori non si restavano dalle esorbitanze : spirito fazioso 
** 



)( io )( 

dovunque; perfino divisione fra loro stessi. Congiure, ri- 
voluzioni abortive, o non consumate, o infelicemente con- 
sumate, in conseguenza discredito alla loro causa appo i 
giusti e profondi estimatori delle cose. La politica di al- 
cuni Gabinetti Europei rallegrarsi intanto delle nostre in- 
testine discordie. Sperare che il tempo a ciò rimediasse era 
vano; che queste calamità originate dalle dissensioni civili 
non potevano che progredire , mentre utile rimedio né per 
parte interna , né per esterno intervento si prometteva* 
Ma Dio che risguardava il nostro pianto, mandò l'Angelo 
consolatore a tergere le lagrime de' suoi figli. 

Moriva il Pontefice Gregorio XVI, e a lui succedeva 
con celerità portentosa il regnante Pio. La santità della vi- 
ta, la prespicacia dell'intelletto, la sensibilità del cuore, 
avevano fatte concepire di lui le più alte speranze. Né Egli 
smentì col fatto la prevenzione ; ma la vinse di maniera da 
eccitare la maraviglia e r entusiasmo non che ne' suoi sud* 
diti, nell'Europa intera. L'alto che lo rese glorioso fino 
dai primordi del suo pontificato fu l'amnistia conceduta 
per delitti politici , la quale siccome grande e straordina- 
ria nella sua essenza , fu pure tale ne' suoi effetti. Essa 
non giovò solamente agli imputati di colpe politiche, ma 
ebbe un'azione indiretta su tutte le classi di persone; ciò 
che devesi da noi attentamente osservare, onde rappresen- 
tarci la condizione presente delle opinioni nel nostro Stato. 
L'azione del perdono, perchè nata dai più caldi affetti per 
l'umanità, fu azione del cuore, e nessuno potè esserne in- 
sensibile: solo efficace rimedio per ispegnere l'odio, quel- 
lo di abbatterlo coli' avversario suo più potente, l'amore; 
con quell'amore, la cui assenza produsse discordie , e sep- 
pellì nel più vile egoismo gli uomini, che non si teneva- 
no uniti con un vincolo così dolce : con queir amore , che 
stringendo insieme i popoli , li fa consci della propria gran- 
dezza, invitandoli a sublimi e magnanime imprese; che 



)( 11 )( 

accende il cittadino ai più sacri affetti di patria, e che 
trae l'uomo dalla oscurità domestica, e lo innalza alle più 
alte dignità della repubblica; con quell'amore in fine che 
promulgato dal Vangelo viene da lui santificato, e santifi- 
ca i desideri che da esso derivano. Pei Pontefice quiete ed 
armonia politica ne seguitarono, destatisi in tutti i buoni 
voti e speranze sui futuri destini della patria comune. Al- 
l'imperversare delle fazioni succede la calma la più lu- 
singhiera: i popoli sentir bisogno di pace, e abbandonar- 
si al più vivo entusiasmo. L'avversione dei novatori al pa- 
pato, siccome ostacolo alle loro mire, spenta dalla grati- 
tudine per l'atto magnanimo, e dalla sicurezza di potere 
conseguire per opera del Pontefice la desiderata felicità, 
convertirsi in amore ardentissimo , e Lui chiamare sorgen- 
te di ogni nostro bene. Gli animi consertarsi insieme per 
uniformità di voleri : spogliatisi i giovani della immodera- 
zione, assumere il carattere di probi e saggi cittadini: i 
sinceramente affezionati alla causa del papato unire il lo- 
ro al plauso universale. Vinta col benefizio la fazione più 
avversa, attirati a sé gli uomini incorrotti, e confermati 
nella devozione e sudditanza i fautori della S. Sede, non 
rimane ora che ad assoggettare quelli , cui l' interesse del 
disordine o lo sfogo di nefande vendette conserva reliquia 
del cessato Governo, o cieco fanatismo ingenerato da pre- 
giudizi di bieca educazione fa istrumento della cupa poli- 
tica del Settentrione per toglierci in qualunque maniera 
quella indipendenza, che tanto nuoce agli interessi suoi. 

Se gli affetti iniziarono con opera portentosa l'unione 
di tante classi per interesse e per opinione fra sé discor- 
danti, è d'uopo che forti e durevoli convinzioni la prose- 
guano e stabilimente la confermino. Le masse incolte , fa- 
cile a commuoversi , rinunziano facilmente alle opinioni sos- 
tenute per abbracciarne delle nuove, cedono alle insinua- 
zioni e alle lusinghe di chi le plaudisce per signoreggiar- 



)( 12 }( 

le. Il preparare armonia di tendenze, fondare una opinio- 
ne che addivenga norma dei più, è il modo di dare con- 
sistenza a una società, e iniziare il suo progressivo svilup- 
po. Il vigore del sentimento infonde l'impulso al moto de- 
gli*animi ; ma se la volontà non è guidata dall'intelletto» 
opera senza durevole energia. Dal che risulta doversi agire 
sulle intelligenze , e persuadere ogni ordine di persone a 
quella sfera di attività, che la propria condizione doman- 
da, ristabilire a seconda dell'indole individuale le azioni 
di ciascuna classe , ed ottenere con ciò quel complesso ar- 
monico e simultaneo di operazioni, che costituisce la vita 
organica di un pòpolo. 

Ogni classe intenda al ministero che le incombe, né 
voglia eccedere i limiti assegnati. Se la esatta divisione del 
lavorò contribuisce al suo perfezionamento e alla prontez- 
za di esecuzione, anche nella società una ben intesa di- 
stribuzione di operazioni varrà a condurci il meglio e il 
più presto possibile a quel grado di felicità, a cui inten- 
dono i voti di tutti gì' Italiani. La qual cosa si consegui- 
rà, se ciascuna classe stia al proprio posto, e si stabilisca 
quella equipolenza di ceti, che noi avemmo a desiderare fin 
qui. E innanzi a tutto i sacerdoti, la cui azione se è ne- 
cessaria nelle cose di religione, non lo è meno per l'an- 
damento civile delle nazioni, debbono con ogni interesse 
studiarsi di riprendere quel grado, da cui scaddero e per 
la perfidia dei tempi, e perchè non seppero conservarselo > 
e perduto riacquistarlo. Nessuna occasione si presentò più 
opportuna allo scopo della presente, poiché la ristaurazio- 
ne di una filosofia e letteratura cattolica riconduce gl'intel- 
letti alle antiche credenze, ed il Pontefice stesso ne apre e 
determina l'ammirabile ritorno, attraendo noti meno verso 
sé che verso la sua Chiesa l'animo dei popoli. Che se gii 
ecclesiastici si vantano di essere stati caldi difensori della 
S. Sede, quando ella era attaccata dai suoi nemici , ora che 



)( 13 )( 

è vincitrice, cooperino alla latitudine della sua gloria. Essi 
lo debbono per obbligo del ministero loro: essi Io posso- 
no, perchè il Duce ne dà loro un potente esempio. Che se 
nel ceto secolaresco la freddezza è avuta per sospetta, nei 
preti si ha per odio ; il che nuoce ad essi personalmente , 
ed è ostacolo alla diffusione dei lumi evangelici. I più ti- 
midi e i meno dotti non si lascino prendere alla rete dagli 
intriganti e turbolenti : abbonano da ogni spirilo di par- 
te, e quanto più s' addentreranno nei secreti delle famiglie 
pacieri e ministri di carità e fratellanza, altrettanto sieno 
alieni dalle ingerenze che riguardano i materiali interessi. 
Questi modi e non altri loro acquisteranno la confidenza 
del popolo , senza la quale non isperino di poter produrre 
frutto che valga. E se sì fatte doti basteranno a farli ama- 
re dalle masse incolte , non trascurino però di conciliarsi 
la stima dei dotti e dei facoltosi; la qual cosa e coll'a- 
cquisto delle civili cognizioni e colla urbanità e gentilezza 
dei modi potranno «ottenere. Il propagarsi di false massime 
che ha condotto a tanta perdizione la nostra età, deve at- 
tribuirsi in gran parte al non avere essi ben secondato 
l'andamento delle scienze civili e morali. Se esse erano 
pregne di errori, faceva mestieri conoscerli per abbatter- 
li; se la filosofia civile aveva delle parti non buone, si 
dovevano rettificare , anziché impedire il progresso della 
scienza. Il che mosse le risa dei loro nemici, e fece con- 
tro essi pronunziare la terribile sentenza di avversi alla 
umanità e al progresso. In sì fatto modo la loro causa per 
opera propria veniva mandata in ruina. Approfittino delle 
occasioni , le quali sono rarissime , e perdute una volta più 
non si riacquistano. Essi maestri di civiltà e di sapere a 
tutta quanta l'Europa, non soffrano di essere da lei supe- 
rati, dandole motivo di addivenire parricida col trafìggere 
il seno a quella madre, voglio dire alla Chiesa, che le 
diede la prima vita, che l'avviò a quella civiltà, a cui ora 



)( 14 )( 

è pervenuta. Ritornino nella pristina dignità, ed esercitino 
un'influenza, che si concilii coli' amore e colla gratitudi- 
ne , lasciando queir azione che i padri esercitano nella 
minoranza dei figli , siccome non più necessaria quando es- 
si sono giunti ad emanicipazione. Per essi le scienze sacre 
ritorneranno in pregio, e così compiranno quel voto nelle 
civili cognizioni, che si fece potentemente sentire. L'esem- 
pio di cristiane virtù, la carità per la patria, e il sapere, 
saranno i tre mezzi più efficaci pel riacquisto del perduto 
seggio. Fia quindi bello il vedere i nostri sacerdoti, sen- 
za nuocere alla loro dignità, far comune la causa della 
religione con quella del loro paese , così stimolare l'amore 
di esso, ed eccitare le domestiche e le pubbliche virtù, 
aprendo agli uomini una via per farli capaci d'intendere e 
di operare ciò che il cattolicismo ha di più sublime e di 
più recondito. 

Quella parte eletta della società, che si distingue per 
chiarezza di stirpe o per sapere , chiama a sé il nostro 
discorso. Se queste due caste insieme consonassero , e cia- 
scuna di esse offrisse all'altra l'opera sua , grande vantag- 
gio ne risulterebbe all'incremento d'entrambe e al benes- 
sere comune. Ma l'ambizione e l'avarizia nei facoltosi so- 
no a ciò massimo ostacolo. In generale si pensa da questi 
tutto loro doversi , nulla essi agli altri. E se pure sono 
larghi di qualche protezione a chi sa, vogliono dare tal 
peso al loro benefizio , che la generosa e nobile natura dei 
sapienti se ne sdegna , e abborrisce sottomettersi quasi per 
mercede all' impero loro. S' intenda una volta , e lasciate 
le inutili gare , totale sterminio della società , si aiutino 
di vicendevoli soccorsi. L'aristocrazia sappia che ora è dive- 
nuta poverissima nella stima dell'universale, se languisce 
nell'inerzia e nell'ignoranza, e che solo risponderà alla 
sua missione se farà causa comune con chi ebbe per pa- 
trimonio l'altezza della mente e la sensibilità del cuore. 



)( 15 )( 

Dall'altro Iato, rattemprimo i dotti il soverchio amor pro- 
prio^ cerchino per quanto il decoro il permette d'inizia- 
re l'opera della conciliazione. Alla diffusione delle dottri- 
ne, allo scoprimento di utili trovati, è necessario il brac- 
cio materiale dei ricchi: non lo sprezzino adunque, se 
più dell'orgoglio sta loro a cuore il profìtto e la moralità 
della nazione. Nelle composizioni fa mestieri ciascuno con- 
ceda qualche cosa : e quando queste risultano al bene del- 
la società, chi più avrà ceduto più avrà a quello coope- 
rato. E chi primo sarà a proporre l'accordo ne possederà 
per primo gli onori. 

Non più allora vane contese di nobiltà o di ricchezze 
occuperanno l'animo degli opulenti ; ma una bella emula- 
zione di promuovere ogni ottimo studio , ogni nobile di- 
sciplina. Alle vanità , alla leggerezza della moda succederà 
un contegno intelligente e decoroso: al profondere di de- 
naro nella sontuosità delle feste e dei banchetti, un lar- 
gheggiare per l'istruzione pubblica e per gl'istituti di 
educazione pel popolo : insomma la vita dei nobili e degli 
opulenti fia piena di cure e di sollecitudini per la umani- 
tà. Essi sosterranno quegli incarichi e quelle magistratu- 
re, a cui la loro condizione li chiama, intendendone tutta 
la importanza , e consonandone 1' attività colle idee e 
colle vedute pratiche e speculative del secolo. Altrimenti, 
se l'ignoranza dei patrizi e dei ricchi è cagione di funesti 
risultamenti nella stessa loro vita privata; se fia che le 
pubbliche magistrature esercitino, ambiziosi o pusillanimi 
non corrispondono alla fiducia dei concittadini, non idonei 
direttori e moderatori del pubblico interesse. Niun' opera 
potrà convenientemente compiersi se non se ne abbia di mira 
l'importanza e il fine. Chi abusa del suo ministero, adu- 
lando i grandi per farsi scala a onori e dignità, oltre che 
tradisce lo scopo dell'ufficio suo, riduce in proprio il van- 
taggio del pubblico, tristissimi effetti dell'ambizione e 



)( 16 )( 

dell'egoismo. Il disinteresse individuale animi ad un ar*- 
dire e ad una fermezza civile, noncurante inutili riguardi 
e vane convenienze. Ciò che importa è affezionarsi le classi 
infime, e bene meritare di esse col parere non solo, ma 
coli' essere solleciti di ogni loro felicità. Il presente inci- 
vilimento ha sostituito al militare il coraggio civile , il 
quale se non affronta V impeto delle armi , resiste alla fo- 
ga delle opinioni : abbatte e devasta quanto gH si para di- 
nanzi, vincitore di volontà Continuo sacrificio di agi, in- 
stancabile studio di perfezione, procurano un tanto acqui- 
sto. Ardua è la via; ove non bastino le forze supplirà il 
volere. Ciascuno cooperi a non rendersi indegno della mis- 
sione affidatagli; né lo turbi Paver pochi compagni al- 
l' impresa ; faccia quanto sa e può , e avrà fatto assai ; 
poiché e non tradirà la pubblica fiducia , e inviterà col- 
F esempio gli avversi, e raffermerà i timidi. Che se per 
lo avanti l'inoperosità dei magistrati era effetto di non so- 
stenute ragioni per parte del Governo ; ora che esso ri- 
volto ai comune bene vuole rintegrati i diritti di ognuno, 
chiamerebbe inverso di sé 1' esecrazione dei concittadini , 
e l'indignazione del Monarca. V ambizioso e il timido 
magistrato adunque non può essere fautore di Pio; ed è 
pur d'uopo asserire, o che egli appartiene alla classe dei 
suoi nemici, oche sente ancor troppo di queir avvilimento 
che era la regola di chi presiedeva ai pubblici affari. La 
qualcosa con un Principe giusto e benevolo ritarda quel 
progresso, a cui noi potremmo giungere, se le municipali 
cure consonassero con quelle dello Stato. E spiacemi il 
dirlo, quanto poco si è fatto dai nostri municìpi in prò 
dei loro paesi! Nessuno fra essi, tranne le deputazioni di 
sudditanza al Pontefice, gli ha per queste o per altre 
rappresentati i bisogni e i voti delle popolazioni ; di ma- 
niera che il Governo stesso colla famosa Circolare del 24 
Agosto prevenne l'indolenza delle Comunità, indicando i 



)( 17 )( 

mezzi più opportuni alla sicurezza pubblica, e mostran- 
dosi più pronto Esso a dare, che noi a richiedere. E do- 
po tal Circolare come si è soddisfatto alle richieste del 
Governo ? Ciascun Municipio attendeva ciò che dagli altri 
si fosse fatto, perchè o non era entrato nelle mire del 
Pontefice, ovvero temeva di rimanere inferiore nel merito 
della domanda , anteponendo un ridicol amor proprio alle 
urgenti necessità del suo ^patése. E questi inconvenienti , se 
bene si osserva , non sono che la continuazione di quei 
disordini che noi abbiamo accennati. Non ci sconfortiamo 
però , che le sollecitudini del Principe e le parole dei sa- 
pienti non siano pr creare degni magistrati. E tanto più 
dobbiamo sperarlo , perchè giusto estimatore della virtù, il 
Pontefice terrà conto delle sole capacità , e abborrirà che 
le magistrature siano guiderdone dei ricchi piaggiatori e 
venderecci. Per tal modo si allontanerà dal popolo la pre- 
venzione sinistra contro i suoi reggitori : vendere essi la 
giustizia del ministero proprio alla individuale superbia 
ed avarizia, e si farà confidente dell'opera loro, conscio 
quella esercitarsi sotto il beneplacito di un Sovrano intel- 
ligente, imparziale. E questa fiducia , anzi che dar cagione 
di abuso a' Magistrati , gV impegnerà a non rendersene im- 
meritevoli collo studiare i olezzi opportuni , dei quali il 
principale consiste nel giovarsi del consiglio e della coo- 
perazione dei sapienti , che restituiti appo loro nella de- 
bita stima , potranno compiere più facilmente la ristaura- 
zione del pensièro Italiano. 

E qui non possiamo a meno dì rivolgerci ad essi , sic- 
come quelli la cui opera è necessaria e indispensabile a 
dar vita permanente allo stato delle opinioni. E ci gode 
l'animo, che illustri Italiani abbiano dato principio al no- 
stro morale ed intellettuale risorgimento , unica fonte di 
politica entità. Resta pertanto che i migliori ingegni , in- 
dotti dall'importanza del soggetto, si muovano collo stes- 



)( 18 )( 

so spirito e collo stesso volere a tanto nobile scopo , non 
coli' istituire nuovi sistemi o col proporre vane questioni 
trascendentali , ma col consuonare tutti neir azione rifor- 
matrice delle vecchie idee e restitutrice di una filosofia 
conciliativa e cattolica , unendosi al sommo Gioberti , pri- 
mo a inalberarne il desiderato vessillo. Si confortino che 
la tirannia delle idee ha perduto 1' impero : il loro silen- 
zio diviene colpevole , non giustificato , come in addietro, 
dal timore , e consigliato dalla prudenza. Non isdegnino 
d' occuparsi in argomenti iniziati dai sommi ; non è il pre- 
gio della novità, ma bensì la diffusione del vero, che può 
avantaggiare la nostra civiltà. Intendano alla filosofia na- 
zionale ed Italiana, indipendente dalle preoccupazioni stra- 
niere ; la informino di quello spirito religioso) che alle 
convinzioni dell' intelletto imprime il fuoco degli affetti, e 
riconoscano la nostra importanza dall' essere V Italia per 
origine , per tendenze, per gloria, nazione eminentemente 
sacerdotale. Stretta 1' alleanza colla casta ieratica , si per- 
suaderanno che senza la potente sua cooperazione nessuna 
cosa di grave momento può compiersi. 

Restituiti tutti questi ordini primari della società all'a- 
zione richiesta dall'indole loro, fia che si tragga profitto 
dalle buone disposizioni inverso 1' unione e 1' ordine , che 
come per portento si osservano nel popolo. Disposizioni, 
che presto si volgerebbero al male , quando non fossero 
profondamente studiate e dirette. Coli' intervento di un 
sacerdozio saggio e illuminato si favorirà la loro conser- 
vazione ed il loro progresso ; sicché la religione divenuta 
un bisogno ed un desiderio comune, stringa tutti coi vin- 
coli di quella carità , che solo può dare vigore e consi- 
stenza alle patrie imprese. Per essa i ricchi tolti da un 
vivere neghittoso e scioperato , ed avviati a migliorare ed 
istruire il popolo. Per essa i grandi intelletti incoraggiati 
ad accrescere il più santo e il più importante patrimonio 



)( t9 )( 

di una nazione, quello delle idee. Allora le istituzioni e 
le riforme già date e promesse , saranno per avere lo sco- 
po rigeneratore voluto dal Pontefice. Queste sono seme 
che addimanda terreno ubertoso e ben preparato per frut- 
tare abbondevolmente. Vi provvedano i cultori , facendo 
accorto il popolo della propria dignità, ignaro della quale 
trascende agli eccessi più spaventevoli , e veste una indo- 
mita fierezza abborrente da ogni freno di autorità. 

Si educhino adunque le masse, poiché senza moralità 
il commercio , «fletto della buona fede , s' arresta , e dallo 
sbilancio economico si devono riconoscere i più potenti sti- 
moli alle rivoluzioni. La libertà del commercio, V introdu- 
zione di industrie , condurranno nel nostro Stato la flori- 
dezza delie classi infime, sorgente di ogni bene essere na- 
zionale. Che se il Governo , col permettere le strade ferra- 
te, e coir adottare le misure finanziere ed amministrative, 
che praticamente sono riconosciute come meglio atte a ri- 
condurre la prosperità in un paese , provvede direttamen- 
te ed indirettamente alla ricchezza comune, non trascuri- 
no i doviziosi cittadini di concorrere ancor essi a questo 
fine, prevenendo «l'opera tarda del tempo, sia col promuo- 
vere utili industrie mediante le associazioni, sia col pro- 
teggere e col dare agli artisti e alle arti occasioni e mez- 
zi di esercitarsi e perfezionarsi. Qualunque miglioramento 
non si ottiene che a gradi, e mercè di una assidua ed in- 
stancabile volontà , ed lesso sarà tanto più durevole e più 
stabile , quanto maggiori e più intensi saranno stati i mez- 
zi a stabilirlo. 

E voi , Giovani generosi , cui un animo intelligente , e un 
fermo volere non fa indegni del nome Italiano, concorrete 
alla grande causa, facendovi capaci della importanza vo- 
stra. Le masse pendono dal beneplacito vostro. Se un tem- 
po ve le sapeste guadagnare , approfittate della loro sogge- 
zione per giovarle. Non vi soffra l'animo di rendervi loro 



)( 20 )( 

tiranni ; giacché sarebbe tirannide spegnere la vita delia 
intelligenza. E voi la spegnete alle masse, se soffrite che 
giacciano in un abbrutimento morale, che seppellendole 
nella materia le fa schiave di chi le adula e le lusinga per 
dominarle. Come facilmente le acquistate, così le potete 
perdere. Le insidie non mancano. Un demone instancabile 
agita i nostri nemici. Esso veste le forme le più lusinghie- 
re per signoreggiarle, e per condurle all' esterminio. Si 
ponga argine ad un torrente precipitoso, che minaccia F ul- 
tima ruina a questo nostro paese: si facciano accorti i 
popoli di tutte le insidie degli avversari, che nessuna ne 
ommettono; sia nel tentare la fermezza e la costanza dei 
Pontefice, suscitando tumulti ed ammutinamenti di pleba- 
glia per mentita od esagerata fame; sia nel comprare al- 
cune autorità mercenarie per indebolire il braccio del Go- 
verno; sia nelF esagerare cogli scritti, sotto apparenza di 
proteggere la causa Italiana, le idee di libertà; sia nel 
persuadere che il Papa non darà, né potrà dare alcuna 
sorta di vero e stabile miglioramento, cercando di abbattere 
il partito per l'ottimo Principe, e di suscitare negli animi 
sconfortati la torbida inquietezza delle fazioni. Vengano 
tutte queste arti poste in aperto, e vi si resista con ani- 
mo intrepido e risoluto. Nella unità e nella universalità di 
opinioni consiste la salute nostra. Le nazioni per questa 
hanno durato e tramandato il loro nome ai secoli. Le for- 
me di un governo non costituiscono tutta la sua essenza. 
I governi sono un fatto complesso, che risulta da moltis- 
simi elementi, dei quali il massimo e fondamentale è lo 
stato delle opinioni. Non giuriamo piuttosto per uno che 
per un altro sistema di politica. Non facciasi come quei 
medici , che , o ignorando la moltiformità degli aspetti 
sotto cui si affacciano le malattie, o ligi ai loro istitu- 
tori , si confidano alla grettezza di un qualche sistema , 
quasi volessero restringere F estensione della natura nella 



)( 21 )( 

brevità del loro cervello. L'Italia, che per chiarezza d'in- 
gegni e per indipendenza di sentire fu segno o di ammi- 
razione o d'invidia a tutta l'Europa, non tarderà a farsi 
maestra a sé stessa, come fu prima a tutti di civil reg- 
gimento e di ogni ottima istituzione. Non ci lasciamo spa- 
ventare dall' argomento più forte degli esageratori di li- 
bertà, che la nostra monarchia retta dai Papi abbia in sé 
la possibilità di degenerare nel dispotismo. Nei fatti uma- 
ni dobbiamo tener conto del probabile , poiché regolandoci 
col possibile nessuna cosa potrebbe avere carattere di sta- 
bilità, essendo tutto sottoposto agl'imperscrutabili destini 
della Provvidenza. Così, non che compiere, nulla s'inizie- 
rebbe. Le franchigie e le riforme sostanziali che darà il 
Pontefice , avranno per sanzione V annuenza dei sudditi , 
e starà in essi farsele patrimonio proprio e inalienabile, 
cui non varrà a distruggere nessun successore del Sommo 
Pio. Fortifichiamoci in questa fede e in questa convinzio^ 
ne , e siamo certi che ciò che acquistammo non ci verrà 
tolto se ce lo sapremo conservare ; poiché non di leggieri 
i princìpi volgono il corso alle radicate opinioni dei tempi. 
E in quanto all' argomento della possibilità , ci persuadia- 
mo che se è possibile che il nostro Governo ritorni asso- 
luto e dispotico, è pure possibile che una nazione dal 
massimo grado di libertà divenga preda e schiava dell' ar- 
bitrio di un despota ; e la Francia ce ne diede un ben 
tristo esempio, quando avendo sparso tanto sangue per 
abbattere un trono , ne sparse altrettanto per riedificarlo 
a Napoleone. Sappiamo far conto delle opportunità, le 
quali Dio ci ha dato ; che Egli somministrerà lena ai no- 
stri sforzi. Nessun' altra speranza ci rimane che quella nel 
Pontefice, e questa massima è nazionale. Si sperimentaro- 
no tutti i mezzi ; tutte le vie si tentarono ; col sangue 
cittadino si cercò la redenzione nostra ; tutto fu indarno , 
perchè seguivasi un cammino improprio ed eccentrico; fu r 



)( 22 )( 

f 

vani tentativi; lagrimevoli effetti tennero dietro a disperati 
princìpi. La patria languiva nel bando de* suoi figli , che 
non valsero a rialzarla. Lo straniero ridea del nostro pian- 
to , ed ora freme per ciò che formò il voto comune , per 
la nostra indipendenza, quella indipendenza che proclamò 
il gran Sacerdote sostenendola coi fatti gloriosi che conse- 
gneranno perpetuo e sacro il nome suo alle pagine della 
storia. Uniamoci con patto di eterna alleanza sotto l'om- 
bra benefica del venerando Pastore; e pieni il petto di un 
santo zelo di religione e di patria , resistiamo intrepidi 
alle furie d' oltremonte. Nell'unione è la forza. Uniamoci 
dunque al Pontefice , uniamoci fra noi. Le singole opert 
formino la grande opera» 

Rimini, 1 Gennaio 1847. 




IMPRIMATUR 

fr. P. Caj. Feletii O. P. Inq. S. O, 

lo. Frane. Magnani Deleg. Archiep.